7+3, musica e calcio

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7+3 (brano Ultimo)
                      Per riprendere il nostro viaggio e rispolverare un po' i manuali, facciamo una panoramica un po' artistica. Il calcio dunque è la dinamica di chi lo ama. Quel movimento, quasi ballerino, che tende a nascondere falsità e ipocrisie con un pallone e due piedi che tracciano una mappa, un percorso, con una legenda che si deve imparare a leggere.
Il calcio porta alla perfezione e forse proprio per questo ci affascina. Degli esseri umani, difetto per antonomasia, si uniscono a creare qualcosa che va oltre l'oggettività, ma non è soggettività e nemmeno scienza, è arte.
L'arte è anche musica e il calcio che, tende a nascondere qualche "nota" dolente di troppo appunto, fa comprendere il significato di essa.
Qualche tempo fa infatti il cantautore italiano Niccolò Moriconi, conosciuto dai più come Ultimo, ha scritto e fatto uscire un brano che richiama a questa radice concettuale, "7+3".
Quest'operazione matematica, alquanto facile che ti guarda impassibile senza mostrare imperfezione perfino nel risultato è il classico  esempio di umanità.
Il 7 ad esempio è il numero buddhista della completezza, che noi raggiungiamo solo dopo aver attraversato sofferenze e peripezie, come in una scrittura che d'indelebile lascia solo il ricordo.
Il 3 poi secondo la scuola pitagorica è il numero perfetto, in quanto sintesi del pari (due) e del dispari (uno), la superficie.
Il risultato è matematico, non filosofico: 7+3 fa 10, con uno zero rotondo come "la sfera equivoca".
Forse dovrei  guardare il mondo dal basso quando scrivo e scendere "nell'arena", senza ricorrere a voli filosofici, ma del resto io guardo il mondo con l'attitudine realistica da una vita, quindi un po' di volo, si deve concedere. 
Ritornando alla musica sonora e non dinamica, il cantante romano citato prima, ha dedicato questo brano alla madre.
Il concetto di "madre" urla impulsivamente quello di "musa ispiratrice".
A furia di urlare però il concetto di "madre" ha perso la voce, adesso c'è spazio per la "musa ispiratrice".
Un amore, troppi fazzoletti consumati, troppi sfoghi davanti alla tv, a detta di alcuni sprecati, ma che importa.
La morale di questo viaggio? Non ci voleva Galilei per capire che la Terra era rotonda, bastava la "sfera equivoca".


 

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