Il fallimento è tricolore
Il Milan due giorni fa ha messo fine, se vogliamo, ad un incubo che si chiama Europa.
La sconfitta dei rossoneri contro i Red Devils e il compimento di una rinascita rimandato, ci hanno messo di fronte ad una realtà inquietante e senza precedenti: la necessità di una rifondazione del calcio italiano.
Il 18 marzo i due "diavoli" più famosi al mondo si sono affrontati dopo tanti anni, precisamente sedici, in una competizione che conta, ma con le scorie che hanno lasciato gli anni d'oblio.
Ma qui purtroppo non si parla solo di Milan.
In questo calderone di fallimento, ci mettiamo anche Lazio, Juve, Atalanta e Inter.
Questo insuccesso si deve ad una serie di scelte sbagliate, tempo perso e anche se vogliamo, occasioni sprecate.
Tutti questi fattori quindi in un unico calderone, che aspettava solo l'occasione giusta per liberarsi dei fantasmi delle ultime stagioni agonistiche.
Un po' come il vaso di Pandora.
Lasciando viva quest'immagine nella nostra mente, possiamo dire che non è stata solo una goccia a far traboccare il vaso.
Ma bisogna guardare più nello specifico per andare ad analizzare i motivi del declino.
La Juventus con quest'inaspettata eliminazione, bisogna dire, l'ha combinata davvero grossa.
La chiave di lettura di questa situazione non deve essere incentrata solo sul campo, (che certamente ha inciso), ma anche sulla squadra dirigenziale del club.
Ciò che ha portato gli eventi a degenerare è stata l'esclusione tre anni fa di Beppe Marotta dai progetti bianconeri.
Un semplice (per così dire) disaccordo sulla strategia di mercato, che il menager d'Europa 2018 si è visto sbattere la porta in faccia.
Non è un caso se mentre la Juve "zoppicava" con Maurizio Sarri allenatore, (realtà nata da una scelta di Paratici), l'Inter si rafforzava e prendeva sempre più coscienza delle sue potenzialità con Marotta direttore sportivo.
Di certo Pirlo però non era la "stampella" di cui aveva bisogno la Juve per camminare, soprattutto se non hai un centrocampo poi così duttile.
Ma l'Inter in Europa non ha fatto meglio, anzi.
Qui si è verificata infatti un'inversione di tendenza: il calo fisiologico che si constatava nel periodo invernale dell'era Spalletti, non si trova nell'era Conte.
Infatti con l'alleatore salentino questo calo si verifica in autunno ed ecco uno dei tanti fattori del "flop Inter".
La Lazio invece non ha particolari colpe, certo è però che si sarebbe potuto fare un mercato più importante, ampio e d'esperienza europea, perché quando sei costretto a mettere in campo Lazzari contro Davies, è un problema.
L'Atalanta è stata cinica e attenta nel mercato d'entrata, (anche se qualche errore l'ha fatto anche lei, primo fra tutti Mojica), ma ha pagato a caro prezzo le uscite.
E' ovvio che il caso Gomez ha scosso tutto l'ambiente, mettendo fine ad una storia d'amore.
L'avversario (Real M.) non era semplice, ma certamente si poteva fare meglio.
La Roma questa rivoluzione l'ha già iniziata qualche mese fa, con il cambio di proprietà, per questo è andata avanti.
Dunque il fallimento è tricolore, ma per orgoglio italiano, speriamo che non sia giallorosso.
Servizio di
Francone Jacopo
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