Fiorentina persa tra boutique e sale da ballo
Quando ci si allontana da una realtà o dimensione indesiderata, si vuole fuggire da un qualcosa che inspiegabilmente ci rende vulnerabili, ma che allo stesso tempo ci attrae come un centro di gravità permanente, lì è il vero sentimento, un po' dispotico, che prende vita.
Allora con calma senza frenesia, tanto la melodia viene da sola, ci si siede su uno sgabello e ci si arrende alla predisposizione innata delle dita a scivolare tra i tasti di un pianoforte ottocentesco.
Di cose in questi anni i fiorentini si sono lasciati scivolare parecchie e non sono di certo le dita.
Investimenti isolati che non hanno portato alcun frutto a lungo termine, illusioni incompiute e irre
parabili che hanno lasciato nell'aria una scia di positività che sembra ormai svanita.
L'abito non fa il monaco, credo che ormai si sia capito. Quell'abito viola di tessuto francese indossato dal presidente Rocco Commisso che fu cucito da un irrefrenabile entusiasmo , forte di una miriade di luci che lo innalzavano all'Artemio Franchi di Firenze, ma che ora un po' rattoppato, viene gettato nella spazzatura.
Nella boutique frequentata dall'eccentrico imprenditore italo-americano c'erano in un angolo accantonati degli scarpini di Motril, che erano stati appena restituiti da un facoltoso produttore cinematografico, indossati nelle sere nostalgiche di Napoli: José Maria Callejón
La scelta però non fu molto congeniale e quasi come per magia quindi quel pianoforte ottocentesco suonava sempre la stessa musica.
Il sentimento un po' dispotico dei fiorentini non si è mai spento forse ha fatto a pugni con le insicurezze di questi anni che li ha logorati dentro, stanchi della filosofia non proverbiale, ma occasionale a cui sono abituati.
Perché quelli scarpini spagnoli durante il tiptap degli allenatori tra Prandelli e Iachini confusionario e sconclusionato, non hanno nemmeno ballato un lento.
Queste non sono certo righe strategiche, anche perché di strategico in questa Viola non trovo nulla.
Come ho detto prima quindi la melodia vien da sola, ma il successo no.
Fonte foto: www.socialmediasoccer.comUna dedica speciale:
"A colui che rende la retorica un piacere, ma anche un
lusso riservato a pochi. Grazie Mario Sconcerti".

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