Roma divisa tra aspirazione e presunzione
La presunzione è il dissenso verso l'ispirazione e la ferma convinzione, quasi come un dogma, di raggiungere non i propri sogni, ma i propri obiettivi.
La Roma anche negli anni dei rapporti al veleno, quello più celebre Totti-Spalletti, ha sempre avuto l'ambizione, sempre con una fuorviante umiltà di vincere.
Gli appassionati di calcio, ricorderanno ancora quel grandioso cammino che portò una delle due facce della Città Eterna, quella giallorossa, a giocare la semifinale di Champions contro i "Reds" nella stagione 2017-2018.
Seguendo le orme di Edin Dzeko, autore di quell'indimenticabile gesto tecnico ai quarti di finale, ricordiamo al "volo" quel glorioso passato.
Esatto, al "volo", proprio come quel fantastico goal del bosniaco, nella casa dei Blues, lo Stamford Bridge, su assist altrettanto bello di Fazio.
L'aspirazione dunque di entrare in punta di piedi, quasi in modo furtivo, tra le grandi e di lasciare un segno, una traccia del suo passaggio, anche questo sa di umiltà.
Umiltà non significa avere rispetto, anzi significa conquistarselo per sé col tempo, senza affrettare, ma sapendo aspettare il momento giusto per cambiare il corso della storia.
Mourinho il rispetto l'ha guadagnato con il suo incredibile palmarès, tra cui ci sono ben due Coppe dalle Grandi Orecchie.
Proprio quelle orecchie con cui non ha saputo sempre ascoltare i suoi giocatori, i quali molto spesso hanno avuto problemi di "comunicazione" con lo Special One, proprio per la sua grande autostima, che a volte era sul punto di trasformarsi in presunzione.
Il carisma di Mourinho è chiamato per combattere la delusione di una stagione, in cui tutto, o quasi tutto è andato storto.
Prima Fonseca, poi Mourinho, la Roma tenta il rilancio nel segno del Portogallo, ma con il primo non è andata benissimo, col secondo come andrà?
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