Napoli, tra ipocrisia e ipocondria, c'è Gattuso
Spesso nel corso di un ciclo o semplicemente di un percorso della vita ci si ritrova quasi inspiegabilmente a "saltellare" nello spazio che divide ipocrisia e ipocondria, quasi quindi in una posizione neutrale.
Il Napoli infatti, ormai da diverso tempo, si trova in questa situazione.
L'ipocrisia di elogiare un allenatore per i passi in avanti fatti e la capacità di nasconderla con un'insensata ipocondria, è lo stile che ha caratterizzato i partenopei in questa stagione.
Il piano Ancellotti non ha mai funzionato come un orologio svizzero con un secondo posto distante 20 pt dalla capolista e per di più senza l'Inter ancora a mettere i bastoni fra le ruote.
L'allenatore calabrese ha preso posizione nello spogliatoio in rivolta e con il suo solito temperamento ha rimesso in careggiata i campani, portandoli alla conquista della Coppa Italia nella passata stagione.
La tempesta sembra passata, ma ora stento a pensare che Gattuso non meriti la riconferma.
Rapporti frantumati e accantonati in un angolo con diversi allenatori, (primo fra tutti quello con Maurizio Sarri), quando il capitano credendo di usare il pugno di ferro, perdeva pezzi del suo Napoli, come se fosse un vecchio straccio.
A proposito di stracci, è possibile che per questo "strappo" non si possa mettere una pezza?
Qui quindi è un po' sempre la stessa musica, anche se sia Gattuso che la società, ne vorrebbero sentire un'altra, quella della Champions League.
Perché Napoli in fondo è questo, un gioco di ruolo, basato su un equilibrio precario tra ipocrisia e aspettative a cui non si dà un seguito a scapito dell'allenatore, al quale, però, napoletani in primis e appassionati di calcio poi, non ci stanno più.
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